Ora che la sia pur tenue speranza che non fosse stato lui a sopprimere i suoi “piccoli eroi” sta per svanire, ora che non possiamo più difenderci dall’angoscia con l’incredulità, ora che i riflettori sul caso di cronaca saranno presto pietosamente spenti, ritorniamo a chiederci come possa accadere (ma è già accaduto e accadrà ancora) che un padre concepisca un insensato e lucido progetto di morte per infliggere – attraverso l’uccisione dei suoi propri figli – il più terribile dei mali alla loro madre.

Nonostante le testimonianze ci abbiano consegnato in buona fede l’immagine di un padre che sapeva essere amoroso, non possiamo immaginarlo tale, poiché un padre  che ama i suoi figli  ne rispetta la madre, non se ne fa persecutore; e se il suo tremendo atto finale è l’esito di un accumulo di rabbia, frustrazione, disperazione ma anche di delirante pianificazione, la domanda è: si poteva evitare?

Forse sì, tuttavia – fino  a quando il fragile senso di sé dei padri si aggrapperà alla convinzione di avere  titolo di proprietà sui figli,  finché  perdureranno i miti fondanti per cui  all’origine di tutti i mali degli uomini ci sono le donne,  finché queste ultime saranno di volta in volta santificate o denigrate e mai considerate titolari dei diritti di libertà e capacità decisionale – ci saranno  padri che uccidono i propri figli,  mariti o ex mariti  che uccidono la moglie o l’ex compagna,  uomini che uccidono le  donne…

Le carceri potranno riempirsi di stalker, ma le case continueranno ad essere prigioni e non ci saranno ordini di protezione o pene detentive capaci di salvaguardare le relazioni familiari ed affettive  dalla violenza  che troppo spesso vi si annida. Quasi sempre – e a maggior ragione quando gli esiti di questa violenza sono letali –  si tratta di violenza maschile, frutto e manifestazione dei rapporti di potere storicamente sbilanciati a favore degli uomini.

Che fare allora?  Si invocano  pene detentive severe ed  immediate per i responsabili  di maltrattamenti, abusi e stalking e certo i tempi lunghi della nostra macchina giudiziaria e la carenza di strutture non  tutelano in modo adeguato le vittime, tuttavia il cambiamento non può basarsi unicamente sulla repressione, deve invece fare della prevenzione il suo punto di forza.

Il Consiglio d’Europa sollecita i governi a ideare  programmi che – senza essere alternativi ad eventuali sentenze di condanna – siano volti ad incoraggiare negli autori della violenza l’adozione di un comportamento non violento, aiutandoli a diventare consapevoli delle proprie azioni ed ad assumersene la responsabilità in modo da  prevenire una futura violenza. A questo proposito, in Italia come altrove, ai centri  che si impegnano per la tutela e la protezione delle donne si stanno affiancando centri di ascolto e sostegno per uomini violenti.

Questo non basta però!

La prevenzione della violenza fra i sessi e nelle relazioni affettive ci impone di individuare per i nostri bambini e le nostre bambine percorsi educativi  inediti,  da avviare precocemente: solo così, in  un futuro  che vorremmo non troppo lontano, un genitore amato non potrà trasformarsi nel carnefice dei propri figli, e gli uomini e le donne – anche se smetteranno di amarsi- non smetteranno per questo di rispettarsi.

Forse solo così le bare bianche dei due fratellini – portatrici di un dolore che l’inerme epiteto: “bastardo “ urlato dalla loro mamma contro l’ex marito e verso il nulla non può certo esprimere –  non avranno  raccontato unicamente l’epilogo di una tragedia annunciata e forse evitabile, ma a prezzo di uno strazio grande ci avranno orientato verso un cambiamento epocale.


Piera Stretti
Casa Delle Donne CaD-Brescia