22 Giu 2026
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Il diritto a un’università senza violenza.
Collaboro con il Centro Antiviolenza Casa delle Donne da vent’anni.
Da oltre vent’anni ascolto storie di violenza, di molestie, di ricatti, di silenzi imposti.
E continuo a farlo perché, insieme ad altre donne, ho imparato una cosa semplice e potentissima: uscire dalla violenza è possibile.
È possibile se non sei sola. È possibile se c’è qualcuno che ti crede. È possibile se le istituzioni smettono di voltarsi dall’altra parte.
Casa delle Donne è anche una delle firmatarie della presa di posizione dei Centri Antiviolenza a sostegno delle studentesse e degli studenti dell’Università di Brescia.
Sono qui perché quello che è successo alle ragazze che hanno denunciato non è un caso isolato, non è un incidente.
È il sintomo di un sistema.
Un sistema in cui il potere accademico – il potere di dare un voto, una tesi, una borsa di studio, una carriera – può diventare un’arma.
E quando quel potere viene usato per umiliare, toccare senza consenso, ricattare, far pressione, non è goliardia. È violenza di genere.
Da che parte stanno i Centri Antiviolenza?
I Centri Antiviolenza di Brescia – tra cui Casa delle Donne – hanno preso posizione pubblicamente.
Abbiamo letto le testimonianze delle studentesse e degli studenti. In quelle parole abbiamo riconosciuto cose che ascoltiamo da anni nei nostri colloqui:
○ la paura di non essere credute;
○ la paura di essere isolate;
○ la paura di “rovinarsi il futuro” se si parla.
Nella nostra presa di posizione abbiamo detto che:
○ non si tratta di “malintesi”, ma di comportamenti reiterati;
○ questi comportamenti producono umiliazione, intimidazione, paura, e violano anche il diritto allo studio;
○ non sono episodi isolati, ma parte di dinamiche di potere e di silenzio che attraversano l’università.
Noi stiamo dalla parte di chi rompe il silenzio. Dalla parte di chi rischia la carriera per dire la verità.
L’Università di Brescia non è neutrale. Se non sta dalla parte di chi denuncia, di fatto sta dalla parte di chi molesta.
Cosa chiamiamo “molestie” in università?
Quando parliamo di molestie in università, non stiamo parlando di un complimento maldestro. Non stiamo parlando di “non si può più dire niente”.
Parliamo di cose molto concrete:
○ messaggi insistenti, commenti sul corpo, allusioni sessuali “per scherzo”;
○ inviti “privati” con il sottotesto: “se vieni, l’esame va meglio; se non vieni, arrangiati”;
○ mani addosso non richieste, baci rubati, abbracci forzati nei corridoi, negli uffici, alle cene di dipartimento;
○ pedinamenti, pressioni, controllo ossessivo, “ti aspetto fuori dall’aula”, “so dove abiti”.
Parliamo di frasi come:
○ “Sei troppo carina per fare ricerca seria”;
○ “Con quel corpo lì non hai bisogno di studiare”;
○ “Lo sanno tutti come hai fatto a passare quell’esame”.
Questo non è normale. Questo non è il prezzo da pagare per studiare o per fare carriera.
La legge non le chiama “esagerazioni”. La legge le chiama molestie, violenza sessuale, discriminazione di genere.
E quando dall’altra parte c’è un professore, un supervisore, un “nome illustre”, non è seduzione: è abuso di potere.
Il potere accademico non è neutro.
In università non siamo tra pari. Una studentessa non è alla pari con un professore ordinario. Una dottoranda non è alla pari con il proprio supervisore.
Chi ha il potere di bocciarti, di bloccarti la tesi, di non firmarti la borsa, ha un potere enorme sul tuo futuro.
Questo potere è strutturale:
○ decide chi entra e chi resta fuori dall’accademia;
○ decide chi può permettersi di denunciare e chi no;
○ decide chi viene considerato “promettente” e chi “problematico”.
Quando questo potere viene usato per ottenere sesso, silenzio, disponibilità, non è un fatto privato. È violenza di genere istituzionale.
Le convenzioni internazionali, le norme europee e italiane ci dicono che: se una persona non può dire “no” liberamente, perché ha paura di perdere l’esame, la tesi, il lavoro, quel consenso non è libero.
E se il consenso non è libero, non è consenso.
L’università ha obblighi di legge, non solo buone intenzioni.
Questa università non è una bolla fuori dal mondo. È un luogo di lavoro e di formazione, e come tale ha obblighi giuridici precisi: prevenire e contrastare molestie e discriminazioni.
Il diritto del lavoro, il Codice delle pari opportunità, gli standard europei e internazionali dicono che:
○ le molestie, anche solo verbali, sono discriminazione quando violano la dignità e creano un clima intimidatorio, ostile, umiliante;
○ chi subisce ha diritto a tutela, non a essere isolata o zittita “per il bene dell’ateneo”.
Questo significa che:
○ non basta avere un codice etico sul sito;
○ non basta dire “condanniamo ogni forma di violenza”;
○ servono procedure chiare, tempi certi, responsabilità definite.
Un’università che tollera le molestie non è solo ingiusta: è fuori linea rispetto ai diritti fondamentali.
Il linguaggio come arma:
La violenza passa anche dalle parole.
Passa per le battute in aula:
○ “Non prendertela, è solo ironia”;
○ “Non si può più scherzare su niente”;
○ “Le femministe hanno rovinato l’università”.
Passa per i commenti nei corridoi, nei gruppi WhatsApp, nelle chat di laboratorio. Passa per la normalizzazione del sessismo, dell’omolesbobitransfobia, del razzismo.
Gli standard europei ci dicono chiaramente che anche solo il linguaggio può costituire molestia quando crea un clima intimidatorio e degradante.
Ogni volta che una studentessa viene zittita con “non fare la vittima”, “non rovinare la reputazione dell’ateneo”, il messaggio è: qui dentro la tua dignità vale meno della carriera di chi ti molesta.
E questo, per un’università, è un fallimento educativo enorme.
“Abbiamo paura di essere riconosciute”: non fragili, ma lucide.
Le ragazze che hanno parlato – e quelle che non possono ancora farlo – dicono tutte la stessa cosa:
○ “Abbiamo paura di essere riconosciute”;
○ “Sappiamo che ci sono altre denunce”;
○ “Sappiamo che ci sono nomi illustri coinvolti”.
Questa paura non è una fragilità da curare. È una diagnosi lucidissima del sistema.
Se denunciare significa rischiare la tesi, il voto, la borsa, la reputazione, allora il messaggio che arriva dall’istituzione è: se parli, rovini te stessa. Se taci, proteggi noi.
Noi, come Centro Antiviolenza, diciamo l’opposto: se parli, non sei tu a rovinare l’Università. Chi la rovina è chi usa il potere per molestare e chi lo copre.
E questo vale qui, ma vale anche per tutti i casi che abbiamo visto negli ultimi anni, in altre università, in altri luoghi di formazione, in altri contesti di potere.
Cosa fa un Centro Antiviolenza per chi subisce molestie in ateneo
Per chi subisce molestie in università, un Centro Antiviolenza è:
○ uno spazio sicuro dove puoi parlare anche se non hai ancora le parole giuste;
○ un luogo dove capire insieme se quello che hai vissuto è molestia, stalking, violenza sessuale, discriminazione;
○ un luogo di consulenza legale e di supporto psicologico;
○ un luogo di accompagnamento: non ti lasciamo sola davanti a commissioni e istituzioni.
Ma non vogliamo solo curare le ferite. Vogliamo cambiare le regole del gioco.
Per questo, come Centri Antiviolenza, chiediamo all’ Università di Brescia:
○ una policy chiara e pubblica contro le molestie e la violenza di genere;
○ canali di segnalazione sicuri e non ritorsivi, con il coinvolgimento di soggetti esterni come i Centri Antiviolenza;
○ formazione obbligatoria su violenza di genere, consenso, abuso di potere per tutto il personale e per chi insegna;
○ sanzioni reali e trasparenti per chi molesta, a prescindere dal ruolo e dal prestigio;
○ trasparenza dei dati sulle segnalazioni e sugli esiti.
Queste non sono richieste “radicali”. Sono il minimo per un’istituzione che si dice democratica e attenta alla parità.
Se l’università è davvero luogo di sapere e di libertà, deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio.
La nota stampa del Rettore: dalle parole ai fatti.
Il 25 maggio il Rettore ha diffuso una nota stampa.
In quella nota l’università:
○ riconosce che sono arrivate segnalazioni anonime su comportamenti “inappropriati, offensivi e lesivi della dignità personale”;
○ dichiara che questi atteggiamenti “non sono né saranno mai accettati”;
○ si rivolge a studentesse e studenti dicendo “non siete soli e sole”;
○ afferma di aver avviato le “necessarie verifiche” e di voler garantire un ambiente di studio e di lavoro rispettoso.
Noi prendiamo sul serio queste parole. Le prendiamo sul serio perché sono impegni pubblici, non semplici rassicurazioni.
E allora, da questo palco, diciamo:
Se dite che questi comportamenti non saranno mai accettati, vogliamo vedere come li fermate.
Se dite “non siete soli e sole”, vogliamo vedere canali di ascolto sicuri, autonomi, trasparenti.
Se dite che avete avviato le verifiche, vogliamo vedere tempi, esiti e conseguenze reali per chi molesta.
Non basta dire “vi ascoltiamo”. Bisogna far vedere che chi molesta viene fermato, non protetto.
A chi sto parlando adesso:
– Alle studentesse e agli studenti.
Se qualcosa vi fa stare male, se sentite che un esame, un ricevimento, un colloquio non si gioca sul merito ma sulla vostra disponibilità a subire,
non è colpa vostra. Non siete voi troppo sensibili, è la violenza a essere troppo normalizzata.
Avete diritto a studiare, a lavorare, a fare ricerca senza dover pagare pedaggi di corpo o di silenzio.
– Alle colleghe e ai colleghi del professore.
Il vostro silenzio non è neutro. Ogni volta che fate finta di non vedere, state dicendo al collega: “puoi continuare”. E alla studentessa: “non ti credo abbastanza per rischiare qualcosa per te”.
– Alle istituzioni universitarie.
Non potete più dire “non sapevamo”. C’è una presa di posizione dei Centri Antiviolenza. C’è una nota stampa che riconosce segnalazioni e disagio. Ci sono testimonianze pubbliche.
Da oggi sapete. E da oggi, ogni scelta di non intervenire è una scelta politica.
Conclusione: la democrazia vale anche in ateneo.
Noi, come Centro Antiviolenza Casa delle Donne, saremo qui. Se non ci volete dentro l’università, staremo fuori. Ma noi vogliamo stare dentro. Dentro i regolamenti, dentro le aule, dentro le procedure.
Perché un’università che tollera le molestie, gli abusi di potere, la violenza di genere non è neutrale. È un’università che sceglie. Sceglie di voltarsi dall’altra parte. Sceglie di lasciare sole le ragazze.
E quando un’università fa questo, nega una cosa semplice e radicale: il diritto di tutte e tutti a vivere, studiare e lavorare senza violenza.
La violenza non è un incidente. Non è un equivoco. Non è un “malinteso”. È una violazione dei diritti umani. Ferisce il corpo, la mente, la possibilità di studiare, di lavorare, di scegliere il proprio futuro.
Noi lo diciamo qui, davanti a tutti: crediamo alle ragazze. Crediamo a chi ha già parlato. E stiamo accanto a chi oggi non ce la fa ancora a parlare.
Continueremo a esserci finché nessuna dovrà più scegliere tra la propria libertà, la propria dignità e la propria carriera.
Questa non è solo una questione di regolamenti. È una questione di vita, di corpi, di futuri rubati. È una questione di diritti umani.
E sì, è anche una questione di democrazia. Perché dove c’è violenza, paura, ricatto, la democrazia si svuota, diventa una parola vuota.
Democrazia significa poter vivere, studiare e lavorare senza violenza, senza dover pagare un prezzo per dire di no.
E la democrazia, o vale anche dentro l’università, o non vale affatto. E deve valere, per tutte e tutti, il diritto a un’università senza violenza.
Cristina Guatta – Avvocata di Casa delle Donne
02 Feb 2026
corsi operatrici / Eventi
CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATRICI VOLONTARIE – EDIZIONE 2026
Il Centro Antiviolenza Chiare Acque di Salò (BS) cerca operatrici di accoglienza non retribuite da inserire nelle molteplici attività della sede di Salò e degli sportelli di Ghedi, Carpenedolo e Sabbio Chiese. Frequentando il corso è possibile anche scegliere di prestare volontariato presso i Centri antiviolenza Casa delle Donne Brescia e VivaDonna Gardone Valtrompia.
Il corso di formazione si terrà a Prevalle (BS), presso il Palazzo Comunale in via Morani n. 11.
Per frequentare il corso propedeutico non sono necessari prerequisiti se non la consapevolezza del fenomeno ed un approccio equilibrato non aggressivo e non giudicante. Il corso è rivolto a donne di età diverse e di varie professionalità: giovani studentesse o occupate (maggiorenni), donne adulte, pensionate, che siano interessate alle tematiche oggetto dei nostri interventi, ma anche ad operare con noi in maniera continuativa e volontaria. Le attività di volontariato si svolgono, su turni, nell’ambito degli orari di apertura degli sportelli.
Il corso si rivolge principalmente a donne che possono assicurare un periodo medio – lungo di volontariato attivo e costante nel Centro Antiviolenza. La partecipazione è aperta anche a figure professionali che intendano approfondire tutte o alcune tematiche oggetto del corso, queste figure saranno ammesse fino ad esaurimento dei posti.
Il corso si svolgerà in presenza e la partecipazione è gratuita. In fase di iscrizione si prega di prestare particolare attenzione alla compilazione del campo relativo alla effettiva disponibilità di offrire volontariato negli orari e giorni di apertura dei vari sportelli, visionabili sui seguenti siti web: www.centroantiviolenzachiareacque.it – www.casadelledonne-bs.it – www.vivadonna.it
Data scadenza iscrizioni: 13/02/2026
A fine corso, verrà rilasciato un attestato di partecipazione previa frequenza dell’80% del tempo formativo previsto dal programma. Al termine del percorso formativo, al fine di accedere alla qualifica di operatrice di accoglienza, è previsto un colloquio conoscitivo e motivazionale che potrà dare accesso all’espletamento di almeno 90 ore di tirocinio operativo. Per richiesta ulteriori informazioni : mail info@centroantiviolenzachiareacque.it entro e non oltre il 10/02/2026.
Scarica il programma-completo-CHIAREACQUE
Di seguito il link per accedere al modulo di iscrizione https://www.centroantiviolenzachiareacque.it/index.php/evento/bozza-corso-di-formazione-per-operatrici-volontarie-centro-antiviolenza/
09 Nov 2025
Eventi
ONE LOVE – Flash mobe

Casa delle Donne di Brescia sostiene il progetto “La cura”.
Nell’ambito specifico del progetto Ri-Emozion-arti Plu 25/26 è stata promossa insieme un’Azione di prevenzione contro la violenza sulle donne e di sensibilizzazione sui valori del rispetto e della pace. Il laboratorio performativo di teatro fisico ha coinvolto ragazze e ragazzi di terza media.
Il 22 novembre, alle ore 15:00, con la partenza dal MO.CA di Brescia, ci sarà la restituzione del percorso fatto con le persone studenti e con il coinvolgimento di tutti i presenti.
28 Ago 2025
corsi operatrici / Eventi
CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATRICI DEL SERVIZIO DI EMERGENZA

I Centri Antiviolenza: Chiare Acque con sede in Salò (rete istituzionale di riferimento “Tessere Legami” con Ente capofila comune di Desenzano del Garda) e VivaDonna con sede in Gardone Valtrompia (rete istituzionale di riferimento “Rete Territoriale Antiviolenza della Valle Trompia” con Ente capofila Comunità Montana di Valle Trompia), organizzano un corso di formazione a seguito del quale si procederà al reclutamento di n. 1 operatrice del servizio di emergenza h24 e alla formazione di una graduatoria valida per la durata di due anni.
REQUISITI OBBLIGATORI PER LA PARTECIPAZIONE AL CORSO DI FORMAZIONE E PER L’EVENTUALE SUCCESSIVO INCARICO:
– Sesso: femminile (Art. 3 – Intesa Stato Regioni 14 settembre 2022)
– Età : tra i 18 anni e 23 anni o superiore ai 55 anni
– Automunita
DESCRIZIONE DELLA FIGURA PROFESSIONALE E INDICAZIONI DI MASSIMA INERENTI LA TIPOLOGIA DI INTERVENTO
L’operatrice è inserita all’interno del servizio di pronto intervento attivo 24h tutti i giorni dell’anno ed è finalizzato a rispondere in modo immediato ai bisogni delle donne vittime di violenza in situazione di emergenza. La reperibilità richiesta all’operatrice si concretizza in:
Reperibilità passiva: all’operatrice viene affidato il telefono di emergenza che deve rimanere acceso e raggiungibile 24h su 24 per tutta la durata del turno di reperibilità. L’operatrice è tenuta a rispondere alle chiamate a qualsiasi orario pervengano.
Reperibilità attiva: si concretizza quando l’operatrice si reca presso il soggetto che l’ha attivata e raggiunge la donna per svolgere il proprio intervento. La reperibilità attiva deve essere garantita tra le ore 7.00 e le ore 22.00. L’operatrice deve attivarsi per raggiungere la donna entro un tempo massimo di 3 ore dalla chiamata. L’intervento viene attivato tramite un numero telefonico unico e dedicato al servizio di emergenza, a disposizione dei due centri Antiviolenza, delle Forze dell’Ordine, dei Comuni e dei Pronto Soccorso delle reti territoriali di competenza dei due centri. Le donne in stato di criticità, devono recarsi presso
uno di questi soggetti. Non possono attivare direttamente il servizio di pronto intervento. L’operatrice raggiunta dalla chiamata, si reca nel luogo in cui la donna si trova temporaneamente in sua attesa. In seguito al colloquio con la donna e alla valutazione del rischio di recidiva tramite il metodo SARA Plus, può verificarsi la necessità di procedere alla messa in protezione della donna e di eventuali figli minori presso una Casa Rifugio. L’operatrice individua la struttura, attiva il servizio
di trasporto e accompagna la donna ed eventuali figli. Affidata la donna alle cure della struttura, termina il proprio intervento. Ogni ulteriore dettaglio verrà esaminato in sede di formazione teorica e nel corso dello svolgimento
del tirocinio operativo. La figura richiesta attraverso il presente avviso, si inserisce all’interno di una equipe già costituita ed altamente specializzata.
IMPEGNI A CARICO DELLE PARTECIPANTI AL CORSO DI FORMAZIONE
Tutte le partecipanti al corso di formazione, ai fini della formazione della graduatoria, si impegnano a frequentare il primo corso utile organizzato da uno dei due Centri e finalizzato alla formazione di operatrici di accoglienza volontarie, della durata variabile fra le 30 e le 35 ore.
IMPEGNI A CARICO DELL’OPERATRICE INCARICATA
L’operatrice che a seguito del corso di formazione di cui al presente avviso, verrà individuata al fine di ricoprire il ruolo professionale di operatrice di pronto intervento, si impegna a frequentare il corso di formazione di cui al precedente paragrafo e a svolgere il tirocinio operativo in regime di volontariato, come meglio dettagliato nel successivo paragrafo “Tirocinio operativo”. In seguito alla sottoscrizione del contratto, la disponibilità richiesta all’operatrice sarà di 10 giorni al mese consecutivi; orientativamente 7 giorni verranno svolti al servizio della rete territoriale di Chiare Acque e 3 giorni alla rete territoriale di Viva Donna. Non si esclude la possibilità di richieste di ulteriori giornate in caso di necessità dovute ad assenze motivate da parte delle altre operatrici componenti
l’equipe. L’operatrice è tenuta a partecipare a titolo di volontariato alla supervisione di almeno uno dei due centri e che si svolge, in linea di massima, 1 volta al mese per la durata di due ore.
INQUADRAMENTO CONTRATTUALE E COMPENSO
L’operatrice di pronto intervento sarà assunta da Casa delle Donne di Brescia (rappresentante legale di entrambi i centri antiviolenza) inquadrata contrattualmente, a tempo determinato, con “contratto a chiamata” (Decreto Legislativo n. 81/2015); il compenso previsto per lo svolgimento del servizio, è il seguente:
– Per ogni giorno in reperibilità passiva: € 20,00 al lordo di ogni onere fiscale e previdenziale
– Per ogni ora di intervento in reperibilità attiva: € 25,00 al lordo di ogni onere fiscale e previdenziale.
Per l’esecuzione del servizio l’operatrice dovrà utilizzare la propria vettura. Il compenso riconosciuto è da considerarsi comprensivo di qualsiasi spesa viva. Non sono quindi previsti rimborsi spesa di nessun genere.
Il primo contratto avrà una durata pari al tempo intercorrente fra il completamento del tirocinio operativo e il 30 giugno 2026. Successivamente, in base alle necessità dei centri, potrà essere rinnovato per ulteriori due anni.
IL CORSO SI TERRA’ PRESSO LA SEDE DI: CASA DELLE DONNE – VIA SAN FAUSTINO 38 – BRESCIA
CALENDARIO E CONTENUTI DELLA FORMAZIONE
DATA ORA CONTENUTI
Sabato 20 settembre
9.00 – 13.00 -Struttura e organizzazione dei Centri antiviolenza
Chiare Acque e VivaDonna -Le reti istituzionali territoriali di competenza dei
due Centri: descrizione e localizzazione -Organizzazione del servizio h24: linee guida operative -Descrizione della figura dell’operatrice h24 -Inquadramento contrattuale e impegno richiesto.
Sabato 27 settembre
9.00 – 13.30 -Le forme di violenza -Il ciclo della violenza -L’ascolto e l’accoglienza delle donne vittime di violenza;
Sabato 4 ottobre
9.00 – 13.00 Il metodo SARA PLUS -misurazione del grado di rischio di recidiva. Nozioni di intercultura
Sabato 11 ottobre
9.00 – 13.00 Gruppi di lavoro e simulazioni
TIROCINIO OPERATIVO IN REGIME DI VOLONTARIATO
Il tirocinio operativo inizierà immediatamente dopo l’individuazione dell’operatrice e si svolgerà attraverso l’affiancamento delle operatrici di pronto intervento già in servizio all’interno dell’equipe e con pluriennale esperienza. Successivamente al completamento del corso di formazione teorica, l’operatrice in tirocinio dovrà rendersi il più possibile disponibile ad affiancare le operatrici esperte durante gli interventi. Non trattandosi di interventi programmabili né quantificabili in termini di ore, le operatrici esperte contatteranno, al momento della chiamata, l’operatrice in tirocinio per affiancarle nel corso dell’intervento. Sarà necessario assistere ad almeno 8 interventi delle operatrici esperte prima di essere inserita a tutti gli effetti nell’equipe e sottoscrivere il contratto, operando così a tutti gli effetti in forma retribuita alle condizioni sopra riportate.
MODALITA’ E SCADENZA DATA DI ISCRIZIONI
Per procedere all’iscrizione al corso di formazione, è necessario compilare l’apposito modulo reperibile al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSckdl1lYY4CyiyZrV5AJG4KvjUp1_uZl15vbQpt8l8Fosav7Q/viewform
Il sistema acquisisce automaticamente la richiesta dopo aver cliccato sul tasto “INVIO” – seguirà il messaggio: “La tua richiesta di partecipazione è stata inoltrata”.
Le iscrizioni dovranno pervenire entro le ore 12.00 del 17 settembre 2025.
COMMISSIONE PROCEDURA DI SCELTA E FORMAZIONE GRADUATORIA
Ai fini della scelta dell’operatrice che accederà al tirocinio operativo, una apposita commissione costituita dall’equipe di pronto intervento e dalle coordinatrici dei due centri antiviolenza, in sede di colloquio individuale con ciascuna candidata, valuterà in particolare il grado di apprendimento in sede di corso teorico e il grado di disponibilità delle candidate rispetto alle esigenze tipiche del servizio e stilerà una conseguente graduatoria. Costituiscono titolo preferenziale: esperienza nel settore specifico del contrasto alla violenza di genere; eventuali titoli formativi in materia; esperienza o titolo di studio in ambito socio-assistenziale. In caso di rinuncia da parte dell’operatrice scelta, verrà scorsa la graduatoria. La stessa graduatoria rimarrà valida per due anni, in caso di ulteriori necessità da parte del servizio.
RICHIESTA INFORMAZIONI
Qualsiasi informazione preliminare all’iscrizione, potrà essere richiesta esclusivamente previa mail a uno dei seguenti indirizzi: info@centroantiviolenzachiareacque.it oppure antiviolenzavalletrompia@gmail.com
Nel messaggio dovrà essere riportato nome e cognome e un contatto telefonico. Per informazioni generali sui due Centri Antiviolenza e per visionare la distribuzione territoriale delle due reti antiviolenza, è possibile visitare i siti internet: https://www.centroantiviolenzachiareacque.it/wp-content/uploads/2025/08/CORSO-FORMAZIONE-OPERATRICI-H24-1.pdf – (home page – cosa offriamo – ambiti) oppure https://www.vivadonna.it/
19 Ago 2025
Eventi
CONVEGNO “VIOLENZA DI GENERE, VIOLENZA DOMESTICA: LA GIUSITIZIA RIPARATIVA PUò CURARE LE FERITE DEL CUORE? QUALI PERCORSI POSSIBILI ALLA LUCE DELL’ART. 48 DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL?
Violenza di genere, violenza domestica: la giustizia riparativa può curare le ferite del cuore? Quali percorsi possibili, anche alla luce dell’art. 48 della Convenzione di Istanbul?
ideato dal Centro antiviolenza Casa delle Donne CaD di Brescia
10 Ottobre 2025 ore 9:00 – 18:00
Aula Polifunzionale Campanato – Palazzo di Giustizia di Brescia
Perché Casa delle Donne ha voluto fortemente questo convegno? Perché la crescente attenzione alla tutela delle vittime di violenza di genere e la necessità di percorsi efficaci per la riparazione del danno rendono imprescindibile un approfondimento multidisciplinare sul tema. Il convegno nasce con l’obiettivo di offrire uno spazio di riflessione e confronto a più voci sul ruolo che la giustizia riparativa potrebbe svolgere nei casi di violenza domestica ed extra-domestica contro le donne. Spesso queste vittime di violenza non chiedono pene detentive per gli autori dei reati, ma ne auspicano un’assunzione di responsabilità. Desiderano che i medesimi riconoscano il dolore inflitto, comprendano la gravità delle loro azioni e si impegnino in un processo di consapevolezza che possa condurre a una reale riparazione del danno. Questo aspetto è particolarmente rilevante nei casi in cui siano coinvolti anche minori, vittime indirette ma profondamente segnate dalla violenza subita in ambito familiare.
In questo contesto, l’articolo 48 della Convenzione di Istanbul riveste un’importanza centrale.
Tale norma impone agli Stati di vietare la mediazione obbligatoria e alternativa, incluso il processo di conciliazione, in tutti i casi di violenza di genere, proprio per evitare che tali strumenti diventino un’ulteriore forma di pressione o ri-vittimizzazione per la donna. Tuttavia, ciò non esclude la possibilità di un utilizzo attento e volontario della giustizia riparativa, purché incentrato sulla protezione della vittima, sul consenso informato e sull’effettiva capacità dell’autore di
affrontare il percorso con responsabilità.
Il convegno – rivolto a magistratura, avvocatura, servizi sociali, ambito psicologico/educativo, mediazione nel campo della giustizia riparativa, forze dell’ordine, operatrici dei centri antiviolenza, centri per uomini autori di violenza di genere – intende quindi analizzare, con l’apporto di persone professionalmente qualificate e di diverso orientamento, se e come la giustizia riparativa possa
costituire un valido strumento integrativo (e non sostitutivo) della giustizia penale tradizionale. Specifica attenzione sarà dedicata alle esperienze già avviate in Italia e all’estero, alle criticità etiche e operative, e alle condizioni imprescindibili affinché l’eventuale percorso di riparazione possa avvenire in un contesto protetto, non giudicante e rispettoso della dignità della vittima.
NOTE INFORMATIVE: è necessario iscriversi accedendo al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeOd8s8DCTVp2tb24GvHGvJZl7NWoWlj6SyEYWAenNnMyASBg/viewform?usp=header.
Il numero di posti è limitato, fino ad esaurimento iscrizioni.
Il corso è accreditato dall’Ordine degli Avvocati ed in fase di accreditamento dall’Ordine degli Assistenti sociali.
Casa delle Donne rilascerà un attestato di partecipazione relativo all’evento. Tale attestato non sostituisce, ma si aggiunge come ulteriore certificazione a quello rilasciato dall’Ordine degli Avvocati e degli Assistenti Sociali.
Per qualsiasi altra informazione potete scrivere a: eventi@casadelledonne-bs.it

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